Sulle strade d’Italia

Parcheggio infame  Gli italiani, per strada, non hanno una gran nomea. Paragonando i guidatori italiani (me compreso, spesso e volentieri) a quelli degli altri paesi, si notano una serie di cose curiose e di pericoli a cui noi ci prestiamo senza riflettere, che negli altri paesi invece vengono accuratamente evitati grazie ad un forse più sviluppato senso civico.

Noi italiano siamo sempre di fretta, e corriamo, corriamo parecchio. Peccato che correre non serve a nulla, ne in città ne in autostrada. Non serve in città perché alla fin fine la maggior parte del tempo la perdiamo fermi in coda o al semaforo (la velocità media si aggira intorno ai 20 chilometri orari, nelle ore di punta). Non serve in autostrada perché andando a 160 al posto che 130 (quindi considerevolmente più forte), guadagnamo 30 chilometri ogni ora di viaggio, vale a dire meno di 14 minuti: che senso ha, vista anche la differenza di consumi? E allora via, 160 all’ora in terza corsia, lampeggianti a tutto spiano (o abbaglianti fissi, a seconda della pigrizia del “pilota”), magari una bella multa dal Tutor, e poi mi fermo a “sgranchirmi le gambe” all’autogrill e già che ci sono perdo 30 minuti tra cesso e panino (non manca mai).

Altro problema tipico italiano, è il guard rail spartitraffico appiccicoso. Si, perché solo con la colla si può spiegare il fatto che non occupiamo mai la corsia libera a destra. Se proprio proprio va male, siamo piantati su quella centrale, e ci incazziamo pure quando qualcuno ci lampeggia o, esasperato, ci sorpassa a destra (perché a sinistra ci sono quelli ch, fighi, vanno a 160 per far prima). A questo proposito voglio citare un amico: “la quarta corsia in autostrada è il modo più costoso che si possa trovare per far usare agli italiani la terza corsia”. Ha ragione, davvero. Pienamente ragione.

E degli specchietti retrovisori ripiegati, vogliamo parlarne? Non mi capita spesso a Milano, ma in altri posti è decisamente un’abitudine: automobilisti che vanno in giro con i retrovisori completamente ripiegati su se stessi, oppure regolati per guardare il passeggero sul sedile posteriore. Quando li vedo e li devo sorpassare, mi vengono i brividi, chissà perché…

Non parliamo poi delle precedenze ai pedoni: da noi se un pedone solo si azzarda a mettere un piede giù dal marciapiedi,  sulle striscie, rischia di essere falciato “per rappresaglia”. In Belgi, Germania e Lussemburgo, ho visto gente fermarsi anche quando non dovevo attraversare, e scusarsi poi per avermi messo in imbarazzo chiedendomi se dovevo passare: allucinante.

E quando andiamo ad una velocità normale? Quando parliamo al cellulare, naturalmente senza auricolari ne vivavoce. Tanto non mi vede nessuno, è una chiamata breve, sono quattro parole, non mi chiama mai nessuno… E invece è provato che anche con le mani libere, il cellulare distrae notevolmente il guidatore dalla strada, quindi figuriamoci tenendolo con una mano (la sinistra ovviamente, cosi si fa tutto il resto, volante-cambio-autoradio-climatizzatore con la sola destra).

Altro argomento interessante sono i rifiuti nelle aree di servizio. All’estero le aree di servizio sono tutte belle pulite ed in ordine. Le nostre sembrano degli immondezzai, piene di rifiuti un po’ ovunque (soprattutto vicino ai parcheggi delle auto, guarda caso), nonostante esistano i cestini e siano svuotati con sufficiente regolarità.
Oppure i parcheggi! Nelle aree di servizio o in città, il tipico parcheggio all’italiana è quello riportato nella foto allegata a questo post: una merdaviglia. Auto parcheggiate di sbieco, in seconda (o terza, capita) fila, sulle striscie pedonali, in mezzo agli incroci, che prendono quattro o cinque posti (anche quando non sono di sbieco, per carità), impedento a chiunque altro di parcheggiare. Le “lische di pesce” queste sconosciute…

Infine, per chiudere in bellezza, la cintura di sicurezza. Io ormai la do’ per scontata (me la metto anche per infilare la macchina nel box, scendendo dalla rampa). E’ un istinto: entro in macchina, metto la cintura, accendo i fari, avvio l’auto. E invece pare che tra gli italiani l’abitudine di non mettere la cintura sia piuttosto diffusa, al punto che molti danni derivanti dagli incidenti stradali sono aggravati dall’esplodere dell’airbag quando il guidatore non ha la cintura inserita. Ben vengano allora dispositivi come quello della Grande Punto che continua a suonare finché non si è allacciata la cintura: io non consentirei nemmeno di disattivarlo, tanto c’é l’obbligo per legge di metterla, davanti e dietro…

Insomma, noi italiani proprio in macchina non ci sappiamo andare. O meglio, ci sappiamo andare a modo nostro: giusto quel che basta per farci il più male possibile ogni qualvolta ci sia un imprevisto.

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