Ma che partito è!

cancellazioni Non sarà certo la prima volta che parlo di Partito Democratico. Anzi, direte voi (giustamente). D’altra parte si sono proposti come “parte principale” sul palco della politica italiana e continuano a fornire spunti su spunti per parlarne, quindi una volta sfatato il fatto che la politica ci riguarda tutti (e tutti i giorni), io ne parlo, punto.

Stavolta l’occasione per parlarne è una diatriba che va avanti, sulle pagine di diverse testate giornalistiche (Il Foglio, La Stampa e Repubblica) ormai da alcuni giorni.
Ad una lettera della senatrice Paola Binetti, di cui ormai tutti si sono fatti una cultura, ha eletto “Il Foglio” a “sua testata di riferimento” (probabilmente perché disposta a pubblicare i suoi vaneggiamenti su presunti miracoli in parlamento da lei invocati), ha risposto pochi giorni fa Eugenio Scalfari, con una splendida lettera apparsa sulle colonne di Repubblica. Le posizioni espresse dalla Binetti però (nonché il recente suo voto contro il Governo e contro i provvedimenti dell’Unione Europea, per il quale tra l’altro non è stata neppure ripresa dal partito), e soprattutto l’ennesima affermazione secondo la quale “i gay sono malati”, non potevano lasciare indifferenti gli ex membri dei Democratici di Sinistra oggi nel Partito Democratico (e cavolo, almeno questo!), ed ecco allora apparire, pochi giorni addietro, un interessante spunto di Veltroni. In particolare, trovo significativo un passaggio:

Nella campagna elettorale per l’elezione diretta del segretario del Pd ho preso pubblicamente un impegno che intendo onorare. Ho detto che il Partito democratico lavorerà, in Parlamento e nel Paese, per contrastare, con la legge, con le buone pratiche amministrative, con l’impegno culturale e civile, ogni forma di intolleranza e discriminazione, tanto più se violenta, correlata con l’orientamento sessuale delle persone.

[…]

Allo stesso modo, il Partito democratico lavorerà per dare seguito al preciso impegno assunto nel 2006 da tutta l’Unione davanti agli elettori: il riconoscimento con legge nazionale dei diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

L’onorevole Veltroni ci vorrà allora spiegare come mai il partito di cui è Segretario Nazionale ha votato contro un provvedimento che mirava proprio all’eliminazione di una fonte di discriminazione (la possibilità legale di avere un legame anche tra persone non sposate) nella città di cui lui è sindaco.

Fatti a parte, le parole di Veltroni nella lettera sono pienamente condivise dal sottoscritto, che avrebbe preferito (sempre sui fatti si ricade, dannazione) una posizione più chiara e netta nei confronti delle azioni della senatrice Binetti (che afferma persino di “non aver pensato troppo alle conseguenze delle sue azioni” in occasione del voto in questione), così come la “sinistra radicale” fece con i “dissidenti” Rossi e Turigliatto (più o meno a ragione, è un altro discorso).

binetti.jpgChe partito è un insieme politico in cui non c’è chiarezza di vedute nemmeno su questioni di questa delicatezza, che (come afferma Veltroni) verranno comunque portate avanti dal Partito e non trovano l’appoggio nemmeno dei senatori stessi del partito?

Dopodichè, poteva a questo punto non arrivare l’ennesima replica della senatrice? Certo che no, ed ecco che Adnkronos riporta la replica, in cui la senatrice afferma di avere, come neuropsichiatra, un’esperienza decennale nella cura degli omosessuali. Inoltre la Binetti ricorda come fino a poco tempo fà (guarda un po’) la “bibbia degli psichiatri, il Dsm4, riportava l’omosessualità tra i disturbi mentali.

Ora, non essendo io uno psichiatra (per quel che ne sò, anche l’omofobia potrebbe essere un disturbo mentale) e quindi non avendo voce in capitolo sulla lunga esperienza della Binetti in questo campo (da quel che posso vedere ha passato molto tempo ad insegnare, e questo mi fà tornare in mente un vecchio motto che tacerò per non rincarare ulteriormente la dose), mi affido alla replica del prof. Nozzoli, proprio da La Stampa, di cui riporto un breve passaggio:

Da vecchio pedagogista, quindi senza alcuna pretesa di confutare le tesi scientifiche (“scientifiche”?) della dottoressa Binetti, mi permetto di esprimere una opinione molto amara, perché essa rimanda al ricordo storico di quando un noto endocrinologo cattolico come Luigi Gedda teorizzò la superiorità della razza ariana, aderendo alla campagna antiebraica. Dalla quale derivarono quelle leggi razziali del 1938 che restano la vergogna somma di Casa Savoia, assieme alla guerra.

Vale inoltre la pena dare una rapida occhiata ai post sul blog Bioetica (questo e questo) segnalati dallo stesso Nozzoli, perché valgono davvero la lettura.

Purtroppo tutto questo non farà cambiare idea alla nostra simpatica senatrice: aspettiamoci nuove incredibili avventure, dentro e fuori il Parlamento…

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