E la privacy?

MacBook keyboard Voglio fare un appello al garante per la privacy ed ai sindacati dei lavoratori, perché la situazione italiana sulla privacy sta assumendo caratteristiche davvero da terzo mondo.
Apprendo oggi da Punto-Informatico che una recente sentenza della Corte di Cassazione legittimerebbe i dirigenti aziendali ad accedere a tutti i dati presenti sui computer affidati ai dipendenti per lo svolgimento del proprio lavoro.

Che si possa definire che un computer aziendale debba essere utilizzato solo ed esclusivamente per i fini lavorativi, è una cosa che potrebbe anche funzionare (a patto che vengano definite policy aziendali a questo fine, non che sia “lasciato intendere” in quanto “prassi comune”), anche se avrei da ridire sulla qualità del lavoro in questo caso.
Questo naturalmente porta gli utenti a non usare il computer aziendale per posta elettronica privata, navigazione in internet per motivi extra-lavorativi, niente chat. E fin qui è ancora tutto quasi accettabile.

Quello che però alla Corte di Cassazione evidentemente sfugge, è la quantità di dati personali che si possono raccogliere anche al di fuori degli usi classici delle applicazioni.  L’assenza di una policy aziendale chiara per l’uso del pc aziendale (e la sua messa in opera fisica, tramite adeguata configurazione delle apparecchiature di rete e dei server) porta alla possibilità di abusi sui dati personali degli utenti (al di la delle mere email e storico dei siti visitati), che non sono assolutamente tollerabili.

Non è possibile (giustamente) filmare i dipendenti sul posto di lavoro, perché dovrebbe essere consentito controllare i dati immagazzinati nei loro computer?

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2 pensieri su “E la privacy?

  1. Seaquest

    Questo naturalmente porta gli utenti a non usare il computer aziendale per posta elettronica privata, navigazione in internet per motivi extra-lavorativi, niente chat. E fin qui è ancora tutto quasi accettabile.
    ???????

    Quasi accetabile? l’azienda dovrebbe pagare allo stesso modo l’impiegato quando lavora per l’azienda o quando chatta con la sua amichetta????

    E’ questo il terzo mondo!

    Rispondi
  2. alt-os Autore articolo

    Spiego il significato di quell’aspetto. Per esperienza lavorativa personale, posso dire che i dipendenti lavorano meglio quando non hanno il fiato sul collo, quando non vengono tratteti come macchine, ma gli viene concessa la fiducia che dovrebbe esserci tra un lavoratore dipendente serio ed un buon datore di lavoro.

    Negli ultimi 3 anni, nell’azienda dove lavoravo fino all’altro ieri, non mi è mai stato chiesto di rendere conto di quali fossero le mie specifiche attività in ufficio (e non ho mai fatto mistero dell’aver usato alcuni momenti liberi per chattare con amici o visitare siti web a titolo puramente personale) ma semplicemente di terminare i lavori previsti nel tempo previsto, con il massimo livello di qualità da me possibile.
    Nel caso in cui poi il comportamento (o il livello di produttivitià) del dipendente non soddisfi l’azienda, questa prenderà provvedimenti.

    Non si tratta di una richiesta legale ne morale, ne di terzo mondo o anarchia: solo di un velato suggerimento di organizzazione aziendale, basato su un’esperienza personale estremamente positiva e che sò essere condivisa da altre realtà con cui sono (anche attualmente) in contatto professionale.

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