Ci vuole la testa

phishing Contro il phishing, i virus, i malware, lo spam, tutti stanno cercando di dare il proprio contributo.
Lo fa Google, che elimina dai propri database i risultati delle ricerche che terminano su siti di frodi o di phishing. Lo fanno i browser, che implementano sistemi di antiphishing, più o meno efficaci, che avvertono l’utente della possibilità di trovarsi di fronte ad un’imitazione di un sito reale. Lo fanno i client di posta elettronica, gli applicativi di “sicurezza” (di vario genere), lo fanno alcuni client di instant-messaging… insomma, lo fanno un po’ tutti.

Eppure, il phishing continua a dilagare, con numeri che fanno impressione: oltre 23000 siti di phishing vengono segnalati ogni mese, ed è una statistica che si ripete ormai da parecchio tempo. E se il fenomeno non è in calo, nonostante tutti questi interventi, allora forse il problema sta altrove.

E quando da un cliente ti trovi a fare dialoghi di questo tipo:

Utente: “Ma le Poste mi stanno proprio rompendo con ‘ste email… che poi io non ho nemmeno il conto da loro!”
Giacomo: “Guarda che non sono le poste che mandano quelle mail, è spam…”
Utente: “… ma come! Ha pure lo sfondo giallo!”

ti dici che in effetti sarebbe bene che anche gli utenti finali cominciassero ad usare la testa, e che se poi li prendono per il culo fregandogli milioni di euro dal conto in banca, in fondo, è selezione naturale

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