De cultura e curiosità…

LegoSto leggendo un libro assolutamente illuminante, “Segmenti e bastoncini” di Lucio Russo. Da questa lettura (di cui parlerò più approfonditamente non appena avrò finito il libro ma che comincio con il consigliare a tutti coloro che si interessano di scuole, società e formazione) deriva una mia riflessione, che riporterò qui di seguito, nella speranza di sensibilizzare i miei pochi, sparuti, lettori sull’argomento e magari dare il la ad un po’ di discussione, che non fa mai male.

Mi ritengo una persona curiosa. Non sono certo l’unico (soprattutto tra le persone di cui mi circondo, fatico a trovarne di “non curiose”), ma ritengo di esserlo. E penso che questa mia curiosità, derivando essenzialmente dalla mia formazione scolastica (la scuola) e sociale (i miei genitori), mi abbia, forse ingiustamente, aperto numerose porte e continui ad aprirmene, sulla strada del “successo personale”.
Ora, cercando di individuare quei passaggi quelle fasi della mia vita responsabili di questa mia curiosità, cercavo di paragonare la mia esperienza personale con quella che è la mia (magari errata) percezione della società “moderna”.

1. Sin da piccolo, sono sempre stato circondato di stimoli provenienti, ad esempio, dai libri; ancora piccolissimo (non andavo ancora a scuola probabilmente) mi venivano lette fiabe (“Grogh, storia di un castoro” letto da mio padre la sera prima di andare a dormire è un ricordo ancora vivissimo nella mia mente, e non andavo ancora a scuola), quando sono cresciuto ho cominciato a leggere prima libri con le figure (ad esempio la collana dei libri di “Richard Scarry”), poi libri di più in più difficili, senza praticamente mai smettere, portandomi ad essere ancora oggi un divoratore di libri (chi mi conosce sa quanto difficile sia per il sottoscritto entrare in una libreria ed uscirne a mani vuote). I libri sono uno sterminato patrimonio di esperienze che si possono vivere per interposta persona, fare proprie, sono ricchi di valori (soprattutto quelli per bambini) che sono assolutamente (IMHO) fondamentali nella formazione di una persona e che, pur non potendo sostituire gli insegnamenti dei genitori, li possono efficacemente integrare facendo si che il bambino li faccia propri.

I giovani di oggi non leggono. Non leggono perché non sono spinti a farlo dai genitori, non sono spinti (efficacemente) a farlo dalla scuola, lo sono ancora meno dalla società. Basta entrare in un negozio di libri qualsiasi per rendersene conto, anche volendo ignorare qualsiasi allarmante statistica pubblicata dai nostri mass media: troverete pochissima gente, e quasi nessun minore di 30 anni.

2. Da piccolo, giocavo con i Lego. Sono stati per quasi 10 anni una delle mie attività principali: tornavo da scuola, e passavo 2 o 3 ore a giocare con i mitici mattoncini colorati. Può sembrare una stupidata (che però ritrovo nelle esperienze di molte delle persone che conosco e reputo degne della mia stima), ma i Lego stimolano la fantasia, sono il mezzo per lasciarla correre, per creare. Altre persone giocavano a Trivial Pursuit, con i puzzle.

Oggi il bambino medio non gioca con i Lego: torna a casa, si piazza davanti al televisore, ed attende l’arrivo della cena tra cartoni più o meno violenti, più o meno idioti, più o meno ripetitivi. Anche le trasmissioni dedicate ai bambini, per quel poco che mi è capitato di vedere negli ultimi anni, sono diventate di più in più sciocche. Anzi, spesso sono proprio sparite, lasciando alla pubblicità il compito di “intrattenere” il giovane telespettatore tra un cartone animato e l’altro, facendo sfumare quel poco di interessante che poteva esserci. Anche quando non passassero la loro esistenza davanti ai programmi televisivi, usano il computer (o ancora la televisione) per i videogiochi, anche questi essenzialmente ripetitivi (spesso in qualche modo violenti). Qualcuno poi, più “avveduto”, costringe i bambini a giochi “alternativi”: marionette più o meno derivanti dagli “eroi” dei cartoni animati, con i quali il bambino simula battaglie simili a quelle che vede in televisione. Non c’è più traccia di giochi intelligenti, di creatività, di stimoli di curiosità e/o interesse per qualcosa che non sia fornito dalla società già preconfezionato sotto forma di “pillole”.
Non che crescendo le cose vadano meglio: l’italiano medio oltre a non leggere libri (ne giornali), come abbiamo già detto, passa buona parte del suo tempo libero di fronte alla televisione (guardando programmi di elevato interesse culturale, quali Buona Domenica, Quelli Che il Calcio, i reality show, la pubblicità o quiz televisivi il cui livello culturale medio si è drammaticamente abbassato negli ultimi anni, relegando i programmi di “approfondimento culturale” in seconda o terza serata, su reti di secondo piano), oppure nei centri commerciali, girando inebetiti davanti alle vetrine, nel pieno rispetto del loro ruolo di consumatori per il quale la società (e la scuola) li hanno formati.

3. Anche l’uso di Internet, che per certi versi è una grande rivoluzione culturale, si differenzia drasticamente a seconda dell’interesse culturale e della curiosità delle persone. Io uso internet per varie attività, ma tra i siti che visito maggiormente (al punto da averli nei preferiti), ci sono siti di informazione (giornali online, blog di informazione e siti che approfondiscono alcuni temi di mio particolare interesse, quali il software libero o il mondo stesso di internet), i mezzi di comunicazione (dalla mail ai social network), passando per siti quali Wikipedia (alla quale sono dedicati ben due bookmarks “Quick searches”, uno per la versione italiana ed uno per quella inglese), o anche semplicemente Google, fonte inesauribile di informazioni di prima mano, sia relative a nuovi argomenti di interesse, sia alla ricerca di banali informazioni tecniche, quali percorsi automobilistici o numeri di telefono.

L’uso di internet dell’italiano medio, invece,  è essenzialmente limitato all’uso della posta elettronica (sostanzialmente composta di “catene di sant’antonio”, per quel che posso vedere), e dei client di chat (IM per lo più). Nessuna fonte di informazioni che vada al di là, per una ristretta fascia di persone tra l’altro, dei siti dei grandi giornali su carta.

4. Anche nel mondo del tempo libero “fuori casa”, faccio (purtroppo) parte di una ristretta elite. Il poco tempo libero, lo passo per lo più tra associazioni culturali, eventi “culturali” e uscite con un ristretto numero di amici con i quali discorrere di argomenti quasi mai banali (posso invitarvi se non mi credete :P) davanti ad una birra, e solitamente in posti dove si beve della buona birra, non dove si beve per bere.

I miei coetanei, invece, al di là del tempo speso in giro per centri commerciali o seduti a “perdere tempo” sulle panchine di qualche parco, passano il loro tempo libero in bar e “pub” dove il volume della musica (o a volte della televisione) è cosi alto da impedire di parlare, solitamente a preludio di una serata magari in discoteca.

La società in cui viviamo ha un disperato bisogno di curiosità. Sempre più spesso, parlando di lavoro, mi viene chiesto di consigliare persone “valide” e “competenti”, ma che abbiano quel “qualcosa in più”, quell’intraprendenza, quella capacità di affrontare situazioni appena fuori dall’ordinario, che a mio modesto modo di vedere deriva proprio dalla curiosità. Questa curiosità deve essere coltivata sin da piccoli, sia questo il ruolo dei genitori, della scuola, della società, perché una volta adulti, una volta cresciuti, una volta che manca l’interesse e la curiosità tipici di un bambino, una volta perso il treno, riprenderlo è davvero dura, proprio perché manca la voglia stessa di farlo.

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