DDL Editoria (Levi-Prodi)

CensuraNe hanno parlato in lungo ed in largo, un po’ tutti. Potevo forse astenermi dallo scrivere qualcosa anche io? Certo. Lo faccio? No :P. Perchè? Perchè ho qualche considerazione che vorrei esprimere, e posto che tutti muovo la bocca e cambiano l’aria alle corde vocali, non vedo perchè non potrei farlo anche io, nel mio piccolo 🙂

Tema, per l’appunto, il tanto blaterato “DDL sull’editoria”, che pareva in un primo momento equiparare i blogger (in realtà la maggior parte dei siti web parevano racchiusi nella definizione apparsa all’interno del documento pubblicato su governo.it) alle testate giornalistiche, imponendo quindi la registrazione al ROC (Registro Operatori di Comunicazione), con tutti gli oneri burocratici (pare nessun onere economico, ma il tempo perso per l’espletazione delle pratiche è sempre economicamente quantificabile), ma soprattutto con tutte le conseguenze civili e penali che questo ruolo comporta (in aggiunta ad una serie di ambiguità del testo proposto, i blogger sarebbero diventati responsabili persino del contenuto dei commenti, costringendo quindi ad una feroce moderazione [la dove possibile]).
Il caso in realtà è stato gonfiato e sgonfiato (con un gran sospiro di sollievo) nell’arco di poche ore. Non appena infatti è montata la protesta dei blogger italiani, a partire dallo spunto di Valentino Spataro, di civile.it, c’è stata una immediata inversione di rotta da parte dei rappresentanti del governo, con interventi (anche sui blog personali di alcuni politici) volti a “discolparsi”; da Antonio Di Pietro che dice che il testo proposto non era conforme a quello precedentemente proposto (ed ha quindi, desumo, votato ad occhi chiusi) minacciando la crisi di governo nel caso in cui si volesse proseguire con questo testo, fino a Pecoraro Scanio, che non era presente a quel Consiglio dei Ministri perchè impegnato altrove, o ancora Paolo Gentiloni, che candidamente (ed onestamente) ammette di non aver letto il testo proposto, e conferma la necessità di rivederne e migliorarne il contenuto.
Infine, poche ore fa, Gianni Cuperlo è riuscito a sentire per telefono Ricardo Franco Levi, che si è occupato di stendere il testo di legge, e che ha tenuto a precisare i fini del testo proposto, che prevedono l’azione del garante a definizione di quali realtà saranno soggette a quest’obbligo di registrazione, e quali no.

Alla fine, quindi, è stato tutto un errore, un malinteso, un grosso equivoco. Il testo era vago, è stato mal interpretato, ed in ogni caso si trattava di un Disegno di Decreto Legge, non di una legge fatta e finita (anche se poi sappiamo bene che questa non è una garanzia, ed il decreto “Pisanu” la dice lunga). In questo caso quindi, tanta paura per nulla, tutto è bene quel che finisce bene. Rimangono però un paio di considerazioni da fare:

1- E’ ammissibile che i politici che votiamo ed eleggiamo, siano messi nelle condizioni (sono sicuro che non viene fatto in mala fede) di non poter leggere i decreti che firmano e sostengono? Comprendo gli impegni, l’impossibilità di leggere carte su carte, tutto quello che si vuole. Ma allora (permettete il francesismo: “cazzo!”) non sarebbe il caso di dotare i nostri politici di tecnici degni di portare questo nome, e pagarli per verificare l’attendibilità (su vari aspetti, mica solo quello informatico, ovviamente) dei testi di legge che vengono proposti? Il Decreto Pisanu (fortunatamente poi modificato almeno sotto questo aspetto), che richiedeva dai provider il dump di tutto il traffico passante, non ha dunque insegnato proprio nulla?

2- Questa discussione, evidentemente montata “inutilmente”, ha almeno avuto il merito di dimostrare, per la prima volta forse, il potere mediatico dei blogger. E’ vero che moltissimi riferimenti sono stati fatti a Beppe Grillo (ormai eletto dai mass media a capo del fantomatico “popolo del web”, cosa che mi irrita non poco in quanto Grillo, pur essendo simpatico e autore di uno dei blog più letti del web non può certo aspirare ad aggregare tutti i punti di vista delle migliaia di blogger italiani), ma è anche vero che i riferimenti sono stati fatti a realtà molto diverse tra loro e le critiche non sono piovute solo dal comico genovese.
Questo primo successo potrebbe creare nel movimento dei blogger una diversa consapevolezza del proprio potere mediatico, con conseguenze tutte da valutare (e non necessariamente solo positive, purtroppo: i montati ci sono anche in questo ambiente…)

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