Alla scoperta di del.icio.us

del.icio.us

Stamattina, dopo tanto tempo che mi ripromettevo di farlo, mi sono deciso a provare del.icio.us. Tanto tempo è passato molto semplicemente perchè non ho bisogno di un posto dove salvare i miei bookmarks, e quindi non mi sono mai seriamente interessato a testare il servizio.

Ieri, tra una cosa e l’altra, un po trasportato da alcuni link suggeriti da Zen, avevo finito con il registrarmi, ma al momento di dovermi installare un nuovo plugin su Firefox, mi erano girate le scatole e avevo lasciato perdere li.

Stamattina invece, con poco da fare, ho deciso di dargli un’occhiata un po piu in profondità, e ho riflettuto un po sulle potenzialità di questo servizio.

La prima cosa che va detta, è che non è solo un repository di bookmarks. Certo, il fatto di avere parte dei propri bookmarks su un sito web, può consentire di accedervi anche quanto non si è davanti al proprio computer, ma non credo che sia questo il “killer-use” (tanto per coniare un “nuovo” termine) di del.icio.us.
Penso piuttosto che sia geniale l’idea di una link directory condivisa tra una gran quantità di utenti, e poter poi ordinare i link per rilevanza, popolarità o semplicemente visualizzare gli ultimi link inseriti, perchè questo porta a far emergere da quella melma che è il Web una serie di realtà anche molto interessanti che però non godranno mai della pubblicità sui media tradizionali.

Oltretutto, appoggiandosi ad una piattaforma diversa dai soliti motori di ricerca, si può promuovere il decentramento della dataveillance, con conseguente piu difficile messa in relazione dei dati personali, che non fa mai male alla nostra privacy (i bokmarks non sono dati personali, non quelli che mettereste su del.icio.us almeno, ma in un’ottica di profilazione tutto fa brodo e rendere il lavoro piu difficile, con la mole di dati che dovrebbero confrontare, significa di fatto renderlo impossibile).

Oltretutto, del.icio.us finisce con lo sfruttare gli stessi meccanismi di “promozione comunitaria” tipici di strutture ben piu note, quali WikiPedia et similia ma anche dell’OpenSource stesso, consentendo di fatto ai contenuti definiti “migliori” dagli utenti di emergere.

Alla fine della fiera quindi, ecco il mio account su del.icio.us, con i bookmark belli taggati, e la mia bella tags cloud (che è un’idea niente male per rendere piu intuitiva ed immediata la visualizzazione degli interessi di un utente).

Questo (forse) è quello che si dovrebbe chiamare Web2.0, l’idea di offrire un nuovo modo per collaborare orizzontalmente (nel piu puro spirito del Web e di Internet, quindi), consentendo anche un nuovo modo per “visualizzare” qualcosa (un’idea, un concetto, un articolo, un contenuto…).

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