Saddam e la pena di morte

Saddam Hussein è morto. Non è certo questa la novità, è da stamattina alle 6 che tutti i giornali, online e non, ne parlano. Le reazioni di Stati Uniti, Vaticano ed Unione Europea li sappiamo già (mi chiedo a chi facciano riferimento come Unione Europea, visto che non c’è una politica estera comunitaria condivisa, ma soprassediamo).
C’è però da fare una riflessione sull’opportunità di questo singolo evento e della pena di morte in senso piu ampio.

Solitamente una delle argomentazioni classiche che vengono fornite da chi (come il sottoscritto, ben inteso) si pone contro la pena di morte, è l’impossibilità di riparare ad un eventuale errore, uccidendo un individuo per poi accorgersi che non era lui il vero colpevole (non è certo successo una sola volta).
Questa argomentazione però, in questo caso, risulta piuttosto debole: che Saddam Hussein fosse colpevole di una lunga serie di genocidi non può certo essere considerato papabile di errore. Si merita allora la pena di morte?
Le argomentazioni che possiamo trovare sono fondamentalmente 2: da un lato, “la legge è uguale per tutti”, e allo stesso modo lo devono essere le pene. Non è pensabile che esista un tribunale infallibile, e come possono sussistere dei dubbi sul suo operato, uccidere in seguito ad una decisione appellabile (anche se non legalmente) non è certo un segno di gran civilità (e qui gli Stati Uniti d’America dovrebbero fare un enorme esame di coscenza, smettere di fingersi CowBoy e cominciare a credere in una giustizia che non sia sinonimo di vendetta).
Dall’altra parte, tutto il castello crolla con un banale “ce n’era davvero bisogno?”: Saddam è stato catturato, reso di fatto inoffensivo. Sarebbe tranquillamente potuto essere tenuto sotto stretto controllo, in un carcere. Era vecchio, malato a quanto si sa, quanto sarebbe durato? 10 anni? 20 anni? Le mura di una prigione possono ampiamente sopportare questo lasso di tempo.

Eppure si è deciso di ucciderlo lo stesso. Vendetta? Necessità di mostrare la forza di un governo fantoccio ai dissidenti che piazzano bombe ogni giorno, mietendo vittime come fosse la raccolta dell’uva ad ottobre? Non lo so, ma la mia impressione è che anche se la guerra civile in Iraq non sia certo piu solo un fantasma, e quindi difficilmente la situazione possa peggiorare ulteriormente, questa esecuzione non sia certo stata un gran passo verso una situazione meno esplosiva nel paese ed in prospettiva, in tutta la polveriera mediorientale.

Oltretutto ora si darà il via ad una serie di dietrologie: Saddam è stato ucciso davvero? Abbiamo delle immagini del cappio al collo, e delle immagini (di scarsissima qualità) del suo cadavere. E’ davvero lui? Perchè non potrebbero averlo nascosto, magari sfruttandolo per ottenere informazioni che sicuramente sono in suo possesso? Non voglio nemmeno entrare in queste argomentazioni, perchè trovo che portino ad una visione distorta della realtà. Questo non significa che non siano vere, ma per sorreggere un’ipotesi ci vuole qualche prova, e visto che al momento non ce ne sono, restano solo ipotesi campate per aria.

Infine c’è un ultima cosa da dire. I processi a Saddam Hussein non sono certo finiti con questa condanna. Altri processi sono in corso, e un Saddam impiccato certo non potrà deporre, spiegare.
Quante cose sapeva che si è portato nella tomba? Era questo il momento giusto per dare sfogo all’umana sete di vendetta, che non tutti i popoli (neppure il nostro) sono riusciti a tenere sotto controllo?

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Un pensiero su “Saddam e la pena di morte

  1. gafreax

    Concordo con cio’ che dici ma permettimi di citare un grande italiano di cui spesso ci dimentichiamo l’opera magistrale che e’ ‘dei delitti e delle pene’: Cesare Beccaria.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Beccaria

    Come italiani dovremmo fare qualcosa di più per portare queste idee ‘innovative’ in tutto il mondo e in primis in italia….e non portare le becere abitudini dei CowBoy!!!

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