E’ morto nel silenzio Piergiorgio Welby…

E’ morto martedi 20 dicembre, alle 23:20 circa, Piergiorgio Welby, il leader politico radicale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni.
E’ morto proprio nel momento in cui i sindacati dei giornalisti indicevano uno sciopero (piu che legittimo, non sta qui il punto) di 5 giorni.
Paradossalmente, Piergiorgio è morto nel silenzio che aveva caratterizzato gli ultimi anni della sua vita, se escludiamo il polverone scatenato dalla sua richiesta di poter morire, che qualcuno chiama eutanasia, qualcun altro non condivide (compreso il sottoscritto), ma anche questo sicuramente piu importante aspetto non è il punto che voglio affrontare con questo post, magari ne parlerò piu approfonditamente nei prossimi giorni, quando avrò avuto modo di completare i miei pensieri in materia.

Il punto che vorrei affrontare per il momento, è proprio quello del silenzio. La morte di Piergiorgio è stata ripresa, come possiamo vedere su Google News, solo su 3 o 4 giornali, un paio di radio. Lo sciopero dei giornalisti ha letteralmente paralizzato il mondo. Certo, per fortuna ci sono i telegiornali in forma ridotta, ci sono i radiogiornali (qualcuno…) ci sono alcuni giornali in controtendenza… ma se si ferma il mondo dell’informazione, si ferma “l’Italia” nella sua visione complessiva.
Rimane un mondo “locale”, fatto di relazioni dirette, fatto di paradossi e discriminazione (almeno in Italia), fatto soprattutto di ignoranza, purtroppo (non che quello a livello nazionale sia granchè migliore ma…).
Questa è l’ennesima dimostrazione che nell’infocrazia in cui viviamo, è proprio la “proprietà l’informazione” (che suona male quanto “proprietà intellettuale”) a detenere il potere, forse piu ancora della proprietà dei mezzi di produzione di cui parlava il buon Karl Marx.

Forse lo schema capitalista, piu che subire un miserabile e devastante crollo come quello che ha subito lo schema comunista applicato al blocco sovietico, sta subendo una veloce quanto inevitabile trasformazione, contaminato in parte da valori liberali come quelli della condivisione (penso al mondo dell’OpenSource, delle Creative Commons, dei Blog e di Internet, di Wikipedia…) a volte spinta a tale estremo da diventare illegale (il fenomeno del peer-to-peer) almeno per il paradigma legale che esiste oggi in materia (si tratterebbe però di un paradigma legale ancora valido?)

Questa veloce trasformazione è dal mio punto di vista estremamente simile al crollo del comunismo, ma con la differenza che le risorse accumulate dalla oligocrazia del denaro (risorse sotto forma di denaro, di mezzi di produzione e di mezzi di controllo dell’informazione, come proprietà dei giornali, dei mezzi televisivi, delle agenzie di stampa…) stanno tentando di frenarne il crollo. Lo fanno con puro spirito egoistico: le Major musicali che non vogliono rinunciare ai propri soldi facili, le grandi case produttrici di software che non vogliono lasciare il concetto di “software come prodotto” e via dicendo, ma proprio il mondo dell’informazione, quello in qualche modo piu direttamente coinvolto in questa rivoluzione dell’informazione, che ha finalmente trovato in Internet il suo sfogo, ha già dovuto fare un passo indietro importante, accettando un delicato compromesso che a mio avviso continuerà a spostarsi gradualmente verso l’informazione orizzontale: i Grandi Media cominciano già a non riportare solamente le notizie delle agenzie di stampa sui propri giornali, ma a dare un importante peso ai blog, alle informazioni orizzontali che arrivano dalla rete, a rilasciare essi stessi parte dei propri contenuti sotto licenze libere (è notizia recente che anche la RAI si stia muovendo in questa direzione).

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