Lite fra i soci, Wikipedia si sdoppia – Corriere della Sera

Riporto per intero, commentandolo, l’articolo di Massimo Gaggi su Corriere.it.

Fonte: [Lite fra i soci, Wikipedia si sdoppia – Corriere della Sera]
NEW YORK — Divorzio alla Wikipedia, l’enciclopedia consultabile gratuitamente su Internet, creata da un gruppo di volontari. Fondata nel 2001 a San Diego, in California, da Larry Sanger e Jimmy Wales, Wikipedia ha rivoluzionato il modo di documentarsi su un fatto o un personaggio storico ed ha messo alle corde persino l’Enciclopedia Britannica. Ma alcuni incidenti recenti — collaboratori anonimi che hanno redatto e messo in Rete ricostruzioni false di un evento o ritratti agiografici di personaggi contemporanei — e le difficoltà incontrate dallo staff di Wikipedia nel curare queste patologie hanno spinto Larry Sanger — che già da tempo aveva abbandonato l’impresa — a rendere totale la rottura col suo compagno d’avventura e a fondare una nuova enciclopedia.

LA NOVITÀ — Citizendium, un’opera sempre basata sul concetto del libero accesso in rete e redatta da volontari con collaborazione gratuita (secondo il modello «peer to peer»), oltre a voci totalmente originali, utilizzerà gran parte del materiale di Wikipedia. Ma con una differenza: tutti i testi verranno sottoposti al controllo di personale esperto — tanto volontari «qualificati», quanto redattori della nuova impresa — e quindi, saranno, in qualche modo «certificati». Sembra un cambiamento relativo, e infatti Wikipedia minimizza il suo significato, dà il benvenuto a Citizendium catalogandola come un altro modo di offrire al pubblico lo stesso tipo di informazione gratuita e conferma che la nuova società di Sanger avrà libero accesso a tutto l’archivio dell’enciclopedia californiana. In realtà quello di Citizendium — che sarà consultabile a fine anno, ma ha già un sito, citizendium.org — è un vero scisma. Le reti collaborative sono, infatti, per definizione, aperte: si basano sulla creatività, su un certo grado di disinteresse (almeno non un interesse monetario immediato) e di fiducia reciproca. Le contromisure di Wikipedia si sono rivelate poco efficaci proprio perché si è voluto difendere lo spirito originario dell’iniziativa. Ma ormai, sostiene Sanger, i nuovi articoli somigliano sempre più spesso a chiacchiere da bar. E il giornale satirico The Onion titola: «Wikipedia celebra il 750esimo anniversario dell’Indipendenza americana». La supervisione dei redattori creerà però a Citizendium un meccanismo più vicino alle produzioni dell’editoria commerciale che al sistema della condivisione. Il lavoro dei redattori sarà pagato da una fondazione, la cui identità non è stata rivelata.

Detto molto sinceramente, temo che questo secondo progetto non avrà molto futuro.
Già di per se, WikiPedia fatica a trovare editori “continuativi”, io stesso faccio qualcosa di tanto in tanto, poi per tempi biblici non mi faccio quasi piu vedere…
Sicuramente l’idea di far pagare ad una fondazione delle persone perchè “controllino” il contenuto, è un’idea, ma andrebbe affrontata in un altro modo, perchè cosi snatura completamente l’idea di “collaborazione” alla base di WikiPedia.
In effetti, avere l’aiuto di esperti nei diversi settori che “rivedano” quanto pubblicato dagli altri utenti è una soluzione al problema dell’introduzione arbitraria di falsità, ma questo aspetto non preclude necessariamente la possibilità di mantenere la libertà di modifica, almeno per gli utenti registrati…

CRISI O AVVERTIMENTO? — Forse è solo una crisi di crescita di questo nuovo sistema di produzione di contenuti intellettuali, reso possibile dalla diffusione delle nuove tecnologie informatiche: una rivoluzione che ormai tocca il mondo della produzione e del lavoro in molte aree, dai viaggi alla stampa, dalle telefonate gratuite al baratto di beni e servizi in rete; su eBay si può ormai comprare e vendere di tutto, mentre mille altri siti offrono a gente che abita in luoghi diversi la possibilità di dialogare e scambiarsi reciproca ospitalità, evitando gli alberghi. Ma c’è anche chi pensa che la vicenda Wikipedia sia un avvertimento: questo meccanismo è troppo delicato, vulnerabile, perché si basa su una circolazione delle idee che ha come propellente non il guadagno immediato, ma la fiducia reciproca. La teoria è ormai abbastanza nota, almeno tra gli esperti: la tecnologia sta cambiando la natura della produzione di beni e servizi dell’era dell’informazione. Da un modello industriale basato su un forte impiego di capitale — per stampare giornali o libri, produrre e distribuire videocassette o cd musicali, eccetera — ad uno basato sulla rete, con una diffusione universale e gratuita delle informazioni. Una rete dominata dalla nuova logica del «low cost», fino alle offerte realmente «altruiste» e alle proposte gratuite (dai voli gratis di RyanAir all’Ibm che offre libero accesso ad alcuni suoi brevetti) che hanno, invece, un obiettivo commerciale: ad esempio vendere a chi vola gratis servizi aggiuntivi a pagamento; o, nel caso del gigante dei computer, creare un mercato per l’economia dei servizi informatici alle imprese, la sua nuova specializzazione.

IL MERCATO — Le scosse nel mercato del lavoro sono forti: ne sanno qualcosa i 3.000 dipendenti di Tower Records, la leggendaria catena di negozi di musica e video che ha appena dichiarato bancarotta. Il suo business è stato demolito dalla diffusione del sistema di «download» della musica (ed ora anche dei filmati) in Rete; prima con tecniche più o meno piratesche, ora in modo regolamentato. Ma, sostiene Yochai Benkler, professore della Law School di Yale e autore di The Wealth of Networks («La ricchezza delle reti»), questi danni sono compensati da una forte spinta all’espansione: il modello dello scambio altruistico non è sola roba da «anime belle», è anche «un modo di alimentare il business». Lo dimostra l’interesse delle corporation per il fenomeno. Per Benkler, gli scambi non commerciali di conoscenza su Internet — enciclopedie, blog, forum, database, servizi online, fino alle «banche delle idee» (ancora una suggestione più che una realtà) — comprimono alcune attività tradizionali, ma sono anche la base su cui creare nuove professioni e nuovi consumi. È il mondo del crowdsourcing: imprese che, anziché rivolgersi solo alle strutture interne, trovano soluzioni ai loro problemi attraverso il rapporto con «creativi» dilettanti che mettono il loro genio in Rete. Il modello continuerà a crescere, ma la filosofia della gratuità che, secondo Benkler, lo guida — la cosiddetta «non-market economy» — è ora sfidata dall’ex direttore dell’Harvard Business Review, Nicholas Carr. Carr ha fatto una scommessa col professore di Yale: entro cinque anni le forze che hanno reso i sistemi di scambio altruistico più efficaci delle iniziative «for profit» smetteranno di operare e l’attrattiva del denaro tornerà ad essere l’unico vero motore.

Secondo me in questo frangente Massimo Gaggi sbaglia nel puntare il dito soprattutto sul “denaro”. Dietro al movimento della collaborazione in rete c’è ben piu del vile denaro.
Nessuno (sano di mente) pensa di guadagnare monetariamente nell’aprire un blog, o partecipare alle discussioni che si svolgono su newsgroups, mailing lists, forums e via dicendo.
Il guadagno (e non è poco, tanto che vi trovo la quasi totalità della mia formazione in materia di informatica) è prettamente cognitivo. Nozioni che vengono rese disponibili ed accessibili a tutti, modificate, approfondite, e poi rimesse in circolazione.
E’ un meccanismo che c’è sempre stato, ad esempio nel mondo della scienza, e che recentemente qualcuno ha pensato di “imbrigliare” nei vincoli di quella bestemmia che chiamano “proprietà intellettuale”, la proprietà delle idee.
Proprio questa “lunga storia”, mi fa sorridere alla scommessa di Nicholas Carr, che non a caso, è un uomo di “businness”, troppo concentrato sul ritorno monetario per guardare “oltre la siepe”.

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